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 E’ ancora inverno ma tra i banchi arriva la frutta estiva

Dal Brasile i meloni, dall’Uruguay l’uva, dall’Argentina e dal Cile pesche o prugne, dal Sud Africa un po’ di tutto. Siamo in piena “controstagione”. Un termine che da qualche anno è diventato molto comune tra gli operatori dei mercati: segna il periodo invernale in cui arriva copiosa la frutta estiva. Un termine usato forse con un po’ troppa disinvoltura, visto che suona all’incirca come “contro natura”. Ma è di questo che stiamo parlando. Arrivano bastimenti carichi di… pesche, pesche noci, uva da tavola, prugne di diverse varietà, meloni, pere. In Germania e in Francia anche le angurie, solo perché lì, al contrario di noi, hanno il coraggio di mangiarle mentre fuori si gela. Come se fossimo a fine agosto, i frutti “contro” fanno capolino al mercato e soprattutto nei supermercati. Giungono quasi sempre in nave dall’emisfero Sud, là dove in effetti ora è estate: dal Brasile i meloni, dall’Uruguay l’uva, dall’Argentina e dal Cile pesche o prugne, dal Sud Africa un po’ di tutto.

Già, in nave. Un mezzo di trasporto più sostenibile dell’aereo (anche se ci sono prodotti come l’uva moscatel rosada del Cile che viaggiano per aria), ma significa che questi frutti sono raccolti verdi e che poi ci impiegheranno almeno un mese prima di essere messi in commercio. Immaginate il viaggio: dal campo al porto, poi il lento tragitto transcontinentale, le pratiche di sdoganamento, la distribuzione in Europa. E parliamo di prodotti delicati, che per sobbarcarsi tutto ciò dovranno sicuramente essere ben irrorati di conservanti. Cose consentite dalla legge (bisogna per forza fidarsi), ma sicuramente non il massimo della salubrità e della naturalità. Soprattutto però questi frutti non saranno il massimo dal punto di vista del gusto. Per esempio, alcuni meloni che arrivano dal Brasile, quelli più simili ai nostri emiliani a polpa arancione, sono proprio cattivi. A fronte di prezzi non eccessivi non può comunque esserci gara con un frutto appena colto e in piena stagione: perché dovremmo consumare pesche o uva a marzo solo perché la globalizzazione dei trasporti e il progresso dei conservanti lo consentono?

“Controstagione” è contro natura: tra l’altro si crea un meccanismo concorrenziale con altri nostri prodotti locali, nonché uno spreco di terra per le popolazioni Latinoamericane e Sud Africane. Gran parte di questa frutta, infatti, viene coltivata espressamente per le esportazioni in Europa e non per nutrire i locali. Siete ancora sicuri di voler andare “controstagione”?

Carlo Bogliotti Slow Food, La stampa 9 marzo 2013

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