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Da Cacao di Jorge Amado, 1933

“Eravamo molti nell’immensità della roça. Le foglie secche delle piante di cacao tappezzavano la terra, dove i serpenti si riscaldavano al sole dopo le piogge di giugno. I frutti gialli pendevano dagli alberi come lampade antiche. Meraviglioso intreccio di colori che faceva tutto bello e irreale, meno il nostro lavoro sfibrante.”

“Partivamo di mattina con le lunghe pertiche in cima alle quali una piccola falce brillava al sole. E ci addentravamo nelle piantagioni di cacao per il raccolto. (…) Io, Honório, Nilo, Valentim e altri sei facevamo la raccolta. Magnólia, la vecchia Júlia, Simeão, João Grilo e altri ammassavano e dividevano i cocchi. Restavano quei monti di semi bianchi dai quali scorreva giù il miele. (…) La massa di cacao molle arrivava e riempiva i cesti. Il cacao veniva portato al cocho per i tre giorni di fermentazione. Dovevamo ballare sui semi appiccicosi e il miele ci si attaccava ai piedi. Miele che era resistente ai bagni e al sapone da bucato. Poi, libero dal miele, il cacao seccava al sole steso nelle barcaças. Anche lì ci ballavamo sopra e cantavamo. I piedi ci si deformavano, le dita si aprivano. Dopo otto giorni i semi di cacao erano neri e profumavano di cioccolato.”

“La notte avvolgeva tutto. Le chitarre piangevano, gli uccelli cinguettavano. I frutti gialli delle piante di cacao e i serpenti che sibilavano. Le stelle splendevano nel cielo. Le lampade per la strada sembravano delle anime in pena che stessero volando. La notte nelle fazendas è triste, tetra dolorosa. E’ di notte che la gente pensa…”

“Il cacao era il grande signore (…)”

roça = territorio strappato alla selva dove si coltiva cacao
cocho = grande contenitore dai bordi arrotondati in cui vengono posti a fermentare i semi di cacao
barcaças = contenitore di forma simile a quella di un’imbarcazione, in cui vengono posti a seccare i semi di cacao dopo che sono stati estratti dal cocco e fermentati

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