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Gli isolani dell’arcipelago delle Lipari la chiamano neputedda, che sta per nepitella. È un tipo particolare di menta selvatica, ha uno stelo sottile, foglie piccole e vellutate, e numerosi fiorellini bianchi e lillà. Cresce spontaneamente nei campi, o lungo i bordi dei sentieri e delle strade.

La si mangia cruda in insalata, con pomodori, olio, sale o origano, e la si utilizza come condimento per salse e primi piatti. Ottima in padella con la soia, e nella pizza vegetariana al posto del basilico.

La sua stagione è l’estate, ed è perciò facile dedicarsi alla raccolta di quest’erbetta quando si è in vacanza.

A proposito di verdure spontanee e pietanze semplici, l’arciduca viaggiatore Luigi Salvatore d’Austria, quando visitò l’arcipelago delle Lipari scrisse: “l’alimentazione degli abitanti delle Lipari è sana e piuttosto sobria. Agiati e meno agiati si alimentano con brodi, minestre, verdure spontanee, legumi, e pasta”. L’arciduca scriveva questo due secoli addietro, ma quasi a da allora è cambiato…

La Calamintha nepeta è adatta a pietanze fresche. La pasta alla trapanese – spaghetti o rigatoni conditi con neputedda, pomodorini a ciliegina e aglio – è un piatto facile e veloce perché il condimento resta crudo. Se la Calamintha nepeta vuol farsi bere, la si può anche frullare per ricavarne ghiacciati drink dissetanti e disintossicanti. Commista ad acqua, se ne può ricavare un’ottima granita bio. È ricca di fibre, regolarizza l’intestino, e aiuta a mantenere il benessere di tutto l’organismo. Essiccata e protetta in barattoli, diventa essenza per tisane invernali riposanti e nutrienti.

La ricetta principale – per quattro persone – vede la neputedda come accompagnamento a uova di terra freschissime, spicchi d’aglio, pomodori maturi per salsa, olio e sale. Si mettono in una padella – dopo aver versato due cucchiai d’olio – la neputedda, l’aglio tritato a pezzettini, i pomodori pelati e tagliati a tocchetti, e si aggiusta il tutto con un pizzico di sale. Si strapazzano le uova in un tegame, e si versa su ogni porzione la salsa precedentemente preparata. Il piatto si serve ben caldo: a rinfrescarlo poi ci pensa la “neputedda”.

Francesca ColosiLifegate Alimentazione

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