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natura morta 1

Il dialogo fra il cibo e l’arte, soprattutto per la pittura, ha le sue origini in epoca romana; quando la funzione decorativa delle abitazioni era espressa con composizioni di frutta, vasellame e generi alimentari dipinti sulle pareti delle case. Anche nei mosaici pavimentali sono stati rinvenuti esempi di decorazioni legate all’alimentazione. Queste composizioni oltre alla finalità ornamentale esprimevano l’accoglienza che il padrone di casa rivolgeva all’ospite. È conservato al Museo archeologico di Napoli il dipinto di arte romana del I secolo d. C. proveniente dalla casa di Giulia Felice a Pompei. In esso si possono ammirare le sorprendenti qualità illusionistiche di un vaso di vetro contenente della frutta.

In seguito la natura morta nell’arte si riaffaccia, dopo secoli di oblio, nel Seicento principalmente con opere destinate alle committenze private, dove la bravura dell’artista si poteva osservare nella capacità di selezionare gli oggetti, nella composizione e nella descrizione dell’opera.

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Pieter Claesz (Haarlem 1620-Amsterdam 1683) è l’autore del dipinto Natura morta con astice e aragosta (1643) Conservato al Minneapolis Institute of Art. L’artista oltre a rendere realisticamente gli oggetti catturando accuratamente la luce riflessa, attribuisce alla sua opera un intento didattico. Infatti, i crostacei, il pane bianco e il piatto di porcellana descrivono le raffinate usanze alimentari di una ricca Olanda dedita ai commerci. Mentre i due diversi bicchieri; uno per il vino e l’altro per la birra ci fanno immaginare due commensali dai gusti diversi. Che la coppia fosse facoltosa lo rivela anche il prezioso orologio d’oro; emblema del tempo che scorre inesorabile e che ricorda come ogni piacere terreno sia destinato a terminare.

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